Month: July 2015

Street Food a Gettoni

Qui da me stanno facendo una sorta di “Street Food Festival” della valle e hanno deciso che puoi comprare consumazioni solo con gettoni che vanno cambiati e che non sono rimborsabili.

A me pare un deterrente alla consumazione, vedo che le persone fanno una prima coda, lo scoprono, vanno a cercare il punto di cambio (assicurandosi di sapere quanto spenderanno per non rimetterci gettoni), quindi tornano e acquistano. Alla fine devi fare sempre almeno due code, due giri (i punti di cambio non sono esattamente ovunque e c’è parecchia salita) e rischi di rimetterci qualche euro se sbagli o un altro giro per prendere quelli che mancano.

Probabilmente è un modo per imporre ai commercianti di fare lo scontrino al fronte del quale gli organizzatori conferiranno la somma registrata (immagino). Ma per gli utenti è un’esperienza abbastanza stressante (“i vaffanculo volano”) che francamente mi pare il presupposto per un fallimento.

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Quel che ho imparato dai tedeschi

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Nell’ambito del mio lavoro sovente ho a che fare con la Germania. Una cosa che ho imparato da questa esperienza è che i tedeschi semplicemente sono lineari e oggettivi.

Tra i miei amici e contatti si fa un gran parlare di quanto avvenuto nei giorni scorsi, ossia della Merkel che senza tanti giri di parole ha spiegato ad una povera ragazzina libanese come stanno le cose in Germania e più in generale in Europa. Siamo gente di merda che pensa che alcune migliaia di persone che arrivano da fuori possano minare l’equilibrio della nostra esistenza (come se da soli non stessimo già facendo un egregio lavoro). Ma siamo anche gente di merda che vota. E la Merkel di questi voti vive perché è un politico professionista. Quindi lì dove altri avrebbero fatto la solita supercazzola politicamente corretta la cancelliera ha colpito duro. Come sono abituato a veder fare dai tedeschi che conosco.

Fine.

Se vi fa impressione far piangere una ragazzina dicendole che per lei qui potrebbe non esserci posto forse dovreste innanzitutto farvi un esame di coscienza. Perché questa è la conseguenza della politica del “aiutiamoli a casa loro”.